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La Basilica di Santa Caterina D’Alessandria (2)

La Basilica di Santa Caterina D’Alessandria: storie, curiosita’ e leggenda 

Da piazzetta Gioacchino Toma , dedicata all’illustre pittore galatinese, giungiamo agevolmente in Piazzetta Orsini, dove volgendo  il nostro sguardo all’insu’ possiamo ammirare uno dei capolavori piu rilevanti dell’ arte romanica pugliese: la splendida basilica di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto merita oggi la nostra attenzione.

Fiore all’occhiello del borgo antico galatinese è ritenuta monumento nazionale dal…

La sua costruzione fu voluta da Raimondello Orsini del Balzo conte di Soleto e la data di fine lavori la troviamo impressa sull’architrave che sovrasta il portale minore di sinistra , a caratteri romani, 1391.

All’interno rimaniamo estasiati dalla bellezza degli affreschi che ci riportano a tutti gli effetti ad Assisi, nella basilica di San Francesco dipinta da Giotto.

E’ proprio il legame con Giotto che fa della basilica un capolavoro ancora non del tutto compreso ed esplorato.

Innanzittuto ci troviamo a circa 100 anni dalla morte dell’artista ed è’ proprio nei primi decenni del 1400 che la moglie di Raimondello, la Regina di Lecce, Maria D’ENGHIEN decide di commissionare ad una conferenza di artisti che seguivano lo stile giottesco gli affreschi della chiesa. 

E’ indubbia la loro provenienza, nella chiesa vi troviamo solo una firma rimasta, e pare che una parte di loro avessero origine dall’area napoletana.

I temi descritti nelle diverse campate fannosubito pensare alla corrente artistica giottesca.

Dalla prima navata ritroviamo il ciclo dell’Apocalisse di San Giovanni, la Genesi, il ciclo cristologico e in ultimo nelle vele del presbiterio  la vita di Santa Caterina.

Il ciclo sicuramente piu suggestivo è quello dell’Apocalisse di San Giovanni , ricco di riferimenti biblici e, cosa molto probabile, chi ha dipinto le scene relative a questa campata si è ispirato a dei disegni che Giotto in persona aveva realizzato in precedenza, forse destinati alla Chiesa di Santa Chiara in Napoli.

Il libro dell’Apocalisse è indirizzato alle sette chiese dell'Asia Minore e cioè Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardi, Filadelfia e Laodicea, con lo scopo preciso di spronare i fedeli a resistere alle persecuzioni da parte delle autorità romane promettendo l’avvento del regno escatologico. 

I cap. 6-11 descrivono l'apertura del libro dai sette sigilli, l'invio della serie dei flagelli, con i quattro cavalieri dell'Apocalisse (Conquista, guerra, carestia e morte), ed i sette suoni di tromba. Il numero sette si ripete frequentemente , cosicche’ ritroviamo anche la cosiddetta Bestia venuta dal mare, Il drago dalle sette teste.

La seconda parte dell'opera è introdotta dal primo dei sette segni: la visione della donna, con il bambino maschio che ha partorito, che subisce la persecuzione del drago con sette teste e dieci corna (cap. 12). 

I sette calici (cap. 16) sono seguiti dall'annuncio della caduta di Babilonia, la famosa prostituta (cap. 17-18), personificata dalla donna a cavallo

L'hexakosioihexekontahexafobia (derivante dal greco antico ἑξακόσιοι (seicento), ἑξήκοντα (sessanta) e ἕξ (sei); letteralmente "paura del numero seicentosessantasei") è la paura irrazionale verso il numero 666. 

Essa è originata dal verso 13:18 dell'Apocalisse di Giovanni, che indica il numero 666 come il Numero della Bestia, che è correlato a Satana o all'Anticristo. 

Un esempio famoso è il fatto che Nancy e Ronald Reagan, quando si trasferirono nel quartiere di Bel Air a Los Angeles, cambiarono il loro indirizzo da 666 St. Cloud Road a 668 St. Cloud Road. 

Alcune strade furono rinominate, ad esempio la sesta branca della famosa Route 66, denominata 666 nel 1926 divenne presto la Highway to Hell. 

Durante la Guerra Fredda, la cultura popolare negli Stati Uniti era portata a vedere l'URSS come una sorta di mostro da annientare e le attribuiva i caratteri della Grande Babilonia, sottolineando la simbologia che potevano richiamare i sette colli di Mosca. 

Nell'Apocalisse gli angeli versano «le sette coppe dell'ira di Dio» sulla Terra (Ap 16,1). L'Armageddon viene dopo il versamento della sesta coppa: 

«Poi il sesto angelo versò la sua coppa sul gran fiume Eufrate, e le sue acque si prosciugarono perché fosse preparata la via ai re che vengono dall'Oriente. E vidi uscire dalla bocca del dragone, da quella della bestia e da quella del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane. Essi sono spiriti di demoni capaci di compiere dei miracoli. Essi vanno dai re di tutta la terra per radunarli per la battaglia del gran giorno del Dio onnipotente. (Ecco, io vengo come un ladro; beato chi veglia e custodisce le sue vesti perché non cammini nudo e non si veda la sua vergogna). E radunarono i re nel luogo che in ebraico si chiama Harmaghedon.»

Nell'iconografia medievale legata al pensiero di Gioacchino da Fiore, ciascuna testa del drago apocalittico può trovarsi associata a una figura storica. 

Insomma, questi e altri racconti si celano all’interno degli affreschi cateriniani, nulla ancora del tutto è stato svelato e chissa’ quante storie si celano dietro al blu e all’arancio dei dipinti che tutti i giorni i locali e gli stranieri ammirano con occhi diversi

 

Fonti :

  • Ugo Vanni, Apocalisse: una assemblea liturgica interpreta la storia, Brescia, Queriniana 1980.
  • Fabrizio De Donno, Simon Gilson, Beyond Catholicism: Heresy, Mysticism, and Apocalypse in Italian Culture, Palgrave Macmillan, 2014 ISBN 978-1-349-46526-2

Tags: Galatina

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